Feb 26 2009

Dal Corriere della Sera del 25 febbraio 2009

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Il 6 e 7 giugno non si terrà la consultazione sui quesiti elettorali

Referendum fuori dall’election day Vittoria leghista, costo 400 milioni

Quorum a rischio col voto la domenica dopo le Europee. Segni: presi per i fondelli. Calderoli: ne uscirebbe un sistema per noi inaccettabile

Quattrocento milioni di euro: 112 volte la somma dell’8 per mille distribuita nel 2008 alle organizzazioni di assistenza umanitaria. Ecco quanto costerà, secondo gli economisti de lavoce.info, il rifiuto di inserire il referendum elettorale tra le varie consultazioni (europee, comunali, provinciali…) raggruppate nell’election-day del 6 e 7 giugno. Risultato: ci porteranno a votare molto probabilmente tre domeniche di fila.

Obiettivo, neppure tanto segreto: stufare gli elettori e far saltare il quorum. Così da conservare la legge attuale, definita dal suo stesso ideatore «una porcata». Peccato. Peccato perché la scelta del governo di rompere finalmente con l’andazzo che per decenni aveva sparpagliato le elezioni su una infinità di date diverse era stata apprezzata, sull’uno e l’altro fronte degli schieramenti, da tutti coloro che hanno chiari due punti. Il primo: lo Stato, specialmente in questi tempi di vacche magre, deve risparmiare più soldi possibile. Il secondo: lo stillicidio di continue scadenze elettorali ha troppo spesso frenato (a volte fino alla paralisi) chi stava al governo impedendogli di muoversi senza l’ossessione di essere punito al primo esame, volta per volta cavalcato dai vincitori di turno.

Erano anni che da più parti si invocava l’election day. E anni che, a seconda delle convenienze del momento, si mettevano di traverso questo o quel partito. Finché Roberto Maroni, qualche tempo fa, aveva spiegato: «Il Consiglio dei ministri ha approvato la mia proposta: si voterà insieme per le Europee, per oltre 4000 Comuni e per 73 Province. Per fare questo abbiamo anticipato al sabato la mezza giornata di votazioni che di solito è di lunedì, sia per le Amministrative sia per le Europee».

Alleluja. Ma il referendum? Ottocentoventimila persone, 320 mila più del necessario, avevano firmato ai banchetti in piazza di Mario Segni e Giovanni Guzzetta per cambiare il «porcellum», la legge elettorale che perfino il leghista Roberto Calderoli, suo promotore, aveva definito «una porcata». E intorno alle tre idee di base (premio di maggioranza alla lista più votata alla Camera, premio di maggioranza alla lista più votata al Senato e divieto delle candidature multiple, che consentivano ai leader eletti in più collegi di optare per l’uno o per l’altro scegliendo di fatto chi fare subentrare e chi no) si erano schierati in tanti. Di destra e di sinistra. Da Arturo Parisi a Gianfranco Fini, da Stefania Prestigiacomo ad Antonio Di Pietro.

Va da sé che Mario Segni, già scottato l’anno scorso dal rinvio della consultazione deciso per la caduta del governo Prodi, l’infarto della XV legislatura e le elezioni anticipate, vive la scelta del Viminale con rabbia e sconcerto: «L’election-day il 7 giugno col Referendum sarebbe stato un’ottima cosa, ma l’election day col Referendum una settimana dopo, stretto tra la prima tornata elettorale e il secondo turno delle Amministrative la domenica seguente, è una vera presa per i fondelli». Che alla Lega non piaccia il Referendum si sa: se passassero i «sì» ai quesiti studiati da Guzzetta il Carroccio rischierebbe di esser preso in mezzo. Calderoli, un mese fa, era stato chiarissimo: «Perché dovremmo accettare un sistema che forza tutti ad entrare in due soli listoni? Berlusconi ha già difficoltà a fare il Pdl, figuriamoci se ci obbliga a entrare in un unico cartello elettorale». Quindi, patti chiari amicizia lunga: «Se qualcuno dei nostri alleati volesse sostenere quei quesiti sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche votare contro il governo».

L’obiezione formale è nota: un referendum mischiato in mezzo ad elezioni europee, comunali e provinciali rischia di «confondere» gli elettori. Risposta dei referendari: ma non è forse la destra ad additare ogni giorno a modello gli Stati Uniti d’America? Bene: in trentasei degli States, in contemporanea con le ultime presidenziali che hanno visto il trionfo di Barack Obama, gli americani hanno votato su 153 referendum. Dal matrimonio gay (in California) all’assimilazione dell’aborto all’omicidio (Colorado), dall’abrogazione del diritto all’interruzione anticipata della gravidanza (South Dakota) all’uso medico della marijuana (Michigan) fino, nello stato di Washington, al suicidio assistito.

Lo stesso Roberto Maroni del resto, quando stava all’opposizione, la pensava in maniera diversa. Basti tornare all’aprile del 2001, otto anni fa, quando l’allora premier Giuliano Amato rifiutò di abbinare le elezioni in arrivo il 13 maggio, che avrebbero visto il trionfo del Cavaliere e della sua coalizione, con il referendum sulla famosa devolution lombarda indetto da Roberto Formigoni e caro alla Lega. «Una vendetta meschina », sibilò Ignazio La Russa. «Si voterà anche a costo di sistemare dei seggi in piazza», tuonò il futuro ministro dell’Interno, «se si inventasse un rinvio illegittimo per decreto, la Regione Lombardia è pronta ad installare altri seggi e altri scrutatori per i referendum regionali, vicini a quelli delle elezioni». Altri tempi, altri interessi. Formalmente legittimi, per carità. Purché sia chiaro: collocare il referendum elettorale nella domenica in mezzo tra le Europee e i ballottaggi delle Amministrative per puntare al fallimento del quorum costerà appunto agli italiani, stando ai calcoli di lavoce. info, circa 200 milioni di euro in più di spese dirette («quanto fin qui impegnato per la social card») più altri 200 di oneri indiretti. Totale: 400 milioni. Ottanta in più di quei 322 dati nel 2008 dall’Italia, il più tirchio dei Paesi occidentali, in aiuti al Terzo Mondo.

Gian Antonio Stella
25 febbraio 2009

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Ott 21 2008

Ordine del giorno: invito al rispetto della festività “Tutti i Santi”

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Gruppo Consigliare Provinciale Liga Veneta Repubblica

Egregio Signor Presidente, Signori Colleghi.

All’interno dell’argomento in discussione nell’odierno Consiglio Provinciale a norma di regolamento, desidero presentare il seguente ordine del giorno:

Invito al rispetto delle festività “tutti i Santi”

In questi giorni sono venuto a conoscenza del fatto che molte strutture di super e iper mercati, nella festività dei “tutti i Santi” del primo novembre manterranno aperte le attività commerciali.

Premesso che tale comportamento è in linea con la legge Regionale che regola le aperture nei giorni festivi.

Ritenuto che tale apertura abbia superato un minimo di buon senso andando contro la sensibilità di noi Cattolici, delle nostre tradizioni popolari, per non parlare dei lavoratori costretti a lavorare nell’impossibilità di ricordare i proprio cari defunti.

Il consiglio provinciale invita il presidente ad attivarsi presso la regione, i sindaci e quanti possono essere utili per dissuadere le strutture commerciali da tale decisione. Inoltre invita il consiglio Regionale a rivedere la legge che regola le aperture nei giorni festivi, in senso restrittivo, tenendo in considerazione le tradizioni venete e religiose

Sartore Bortolino

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Apr 01 2008

Noi,Lega Nord e Padania

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Molti cittadini, nelle strade, ai mercati, quando distribuiamo la nostra propaganda elettorale, ci chiedono la differenza tra la Liga e la Lega, tra la LIGA VENETA REPUBBLICA e la LEGA NORD PADANIA.
Spesso ci viene da sorridere non tanto per la domanda che è più che legittima ma per la conferma implicita che il sistema di DISINFORMAZIONE è sovrano.
Ci sarebbe tanto da dire sulla democrazia italiana, sorvoliamo per ragioni di spazio ed entriamo in argomento: LIGA VENETA REPUBBLICA o LEGA NORD Padania-Bossi ( così è il loro marchio) ?
-Il nostro è un partito solo Veneto;
Il loro è un partito italiano ( si sono presentati in molte elezioni in tutta Italia);
-Il nostro partito vuole l’AUTOGOVERNO del VENETO, minimo lo Statuto Speciale;
Il loro partito vuole la Padania autonoma, e unita, ( dove inizia e finisce la Padania?);
-Il nostro partito ha una base etnica, sociale, territoriale ben definita il Veneto, l’antica e libera Repubblica o Stato Veneto: la VENETIA, con i cittadini che vivono e lavorano in Veneto;
Il loro partito NON HA una base etnica, sociale e territoriale omogenea: va ( quando va bene) dalla Toscana alle Marche dal Sud-Tirolo alla Liguria con capitale Milano ( i maligni dicono Varese giacché tutti i dirigenti che contano e i ministri sono lombardo-varesotti).
-Noi dopo 140 anni di dominio di Roma e Milano vogliamo la LIBERTA’ L’Autogoverno;
Loro vogliono continuare con la predominanza straniera quella di Milano.
La Lega Nord Padania ha sempre bloccato la spinta autonomista, indipendentista e venetista adducendo motivi i più disparati: “ bisogna aspettare che tutto il nord si affranchi, il Veneto da solo non ce la può fare (balle! ndr), siete egoisti, siete pagati dai servizi segreti ( affermazione riservata ai “SERENISSIMI” dopo l’assalto al campanile di San Marco), siete traditori della causa del nord ecc…”
Vogliamo parlare del gruppo dirigente della Lega Nord e di cosa questo ha fatto per il Veneto?
La Lega Nord ha fatto parte del Parlamento Italiano dal 1992 ( prima ci fu la LIGA VENETA 1983- 1987 nel 1987 fu eletto Bossi al senato per la Lega Lombarda), la Lega Nord ha fatto parte del governo Italiano con ministri propri e importanti 1994 (1°governo Berlusconi) 2001 (2° governo Berlusconi fino al maggio 2006).
Ministri Lega Nord 1994- Roberto Maroni lombardo Varese, ministro dell’INTERNO, Vito Gnutti lombardo, ministro Attività Produttive, Francesco Speroni lombardo Varese, ministro delle Riforme, Domenico Comino piemontese, ministro commercio estero e U.E.
Ministri della Lega Nord 2001- Roberto Maroni lombardo Varese, ministro del Lavoro e wellfare; Roberto Castelli lombardo Lecco ministro di Giustizia, Umberto Bossi lombardo Varese, ministro delle riforme, poi 2004 Roberto Calderoni lombardo, ministro riforme.
COS’ E’ CAMBIATO PER IL VENETO?
COS’ E’ CAMBIATO PER IL NORD?
La risposta è tristemente semplice.

–Parliamo ora della riforma Costituzionale proposta da Calderoli votata e poi bocciata con referendum giugno 2006.

Andando a leggere questa riforma costituzionale denominata “Devolution” (che nulla ha che vedere con quella vera in vigore in Scozia) su come avrebbe dovuto essere l’art.117 comma 2 che parla delle competenze esclusive dello stato emergono diversi dati interessanti che fanno luce sulla natura CENTRALISTA di quanto approvato dal parlamento con il voto di Lega, Fi, An, Udc. Competenze che vengono centralizzate e passano dalle Regioni allo Stato ( avete letto bene competenze che passano allo stato centrale!):
«promozione internazionale del sistema economico e produttivo nazionale»;
«politica monetaria ….e del credito …e organizzazioni comuni di mercato
«m-bis) norme generali sulla tutela della salute; sicurezza e qualità alimentari»
«s-bis) grandi reti strategiche di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza;
s-ter) ordinamento della comunicazione;
s-quater) ordinamento delle professioni intellettuali; ordinamento sportivo nazionale;
S-quinquies) produzione strategica, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia».”.
Competenze che erano in capo allo stato e che rimangono allo stato centrale:
n) norme generali sull’istruzione;
h) ordine pubblico e sicurezza, escluso la polizia amministrativa «regionale e» locale;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.
p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città : E’ INTRODOTTO IL PRINCIPIO DI PREMINENTE INTERESSE NAZIONALE.
Con questo “trucco” ogni competenza regionale può essere revocata e trasferita allo stato in qualsiasi momento. Questa non è devolution, ma centralismo.
Alle regioni viene dato (art.117 comma 4):
a) assistenza e organizzazione sanitaria; (Competenza che hanno già, in pratica lo stato fa le leggi la regione ci mette il lavoro organizzativo e le risorse, proprio come adesso!)

b) organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche; (anche qua lo stato fa i programmi, le leggi e la regione ci mette il lavoro per l’organizzazione e i soldi)
c) definizione della parte dei programmi scolastici e formativi d’interesse specifico della Regione; (tutto qua?)
d) polizia amministrativa (ma i vigili urbani sono già comunali e ordinati da leggi regionali!)
Non c’è federalismo fiscale, nonostante le sentenze della Corte Costituzionale. Anche sulle (poche) competenze esclusive delle regioni il governo centrale può bloccare le leggi regionali con il principio di “Interesse Nazionale” non previsto da nessun stato federale (vero) al Mondo. Quindi in realtà non esiste alcun potere ‘esclusivo’ delle Regioni. Questo non era un passo avanti per il federalismo, ma tre passi indietro che avrebbero portato ad un ulteriore, nuovo centralismo.
FORSE ORA SI PUO’ CAPIRE PERCHE’ NON CI FIDIAMO PIU’ DEI LOMBARDI E DEI PADANI E PERCHE’ C’E’ BISOGNO DI UN PARTITO VENETO, LA LIGA VENETA REPUBBLICA.

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Mar 25 2008

Cosa significa VENETO libero?

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- Veneto Libero significa:

  • studiare a scuola la storia del proprio popolo (quello Veneto)
  • studiare la storia del proprio territorio
  • conoscere finalmente la verità sul proprio passato
  • studiare la storia dal nostro punto di vista (quello Veneto)
  • avere una scuola pubblica e privata ai massimi livelli
  • avere delle infrastrutture e strutture adeguate per lo sport dei nostri figli
  • poter fare sport per prevenire le patologie seguiti da personale preparato
  • disporre e gestire le risorse del proprio territorio
  • disporre e gestire le risorse economiche della propria gente e del proprio territorio
  • salvaguardare e tutelare il proprio territorio e la propria cultura
  • sapere di appartenere a u n popolo (quello Veneto) ed essere fieri di esserlo
  • evitare di essere assimilati ad altri popoli ed essere consapevoli e felici della propria diversità e unicità
  • avere leggi e norme in sintonia con la propria cultura e il proprio modo di pensare e agire
  • poter parlare la propria lingua ovunque e soprattutto negli uffici pubblici
  • pagare tasse in proporzione ai servizi ricevuti
  • non avere sprechi di denaro pubblico
  • avere servizi pubblici moderni ed efficienti
  • meritocrazia
  • avere un servizio sanitario tra i migliori del mondo
  • avere dipendenti pubblici motivati e capaci
  • avere una viabilità adeguata alle nostre esigenze e sviluppo
  • avere piste ciclabili e marciapiedi per tutte le esigenze
  • avere mezzi pubblici efficienti, puntuali e veloci
  • avere un’informazione vera, libera, pluralista e non condizionata
  • essere sicuri nelle proprie case e anche fuori
  • avere agenti di polizia amici che ti capiscono
  • avere una giustizia giusta, veloce e imparziale
  • avere giudici naturali che capiscono la gente
  • avere più libertà e più tutele
  • avere dei servizi sociali efficenti e di vero aiuto a chi è in difficoltà
  • poter affrontare la vecchiaia in modo sereno
  • guardare al futuro dei nostri figli con gioia e speranza
  • realizzare la vera solidarietà
  • diventare una delle nazioni più moderne e avanzate d’Europa e del mondo
  • avere garantite le libertà fondamentali dell’uomo

Per tutto questo basta liberarsi dalla dominazione italiana facendo valere il nostro diritto all’autodeterminazione, garantito dalle leggi italiane, europee e internazionali.

Veneti,pensateci!

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Mar 04 2008

CONTRO I PRIVILEGI DEI POLITICI DI ROMA

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Sostieni anche tu la nostra battaglia…contro i privilegi dei politici sanguisuga di Roma..per il Veneto. 

Ecco vi facciamo vedere qualche dato indicativo di ciò di cui gode un deputato italiano.. Per avere dati sicuri e più precisi si potrebbe andare a guardare nei documenti di bilancio parlamentari..ma ciò di seguito riportato è già di per sè sufficiente per rabbrividire.

-La sola camera dei deputati(formata da ben 630 parlamentari!!!!!) costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO

-Stipendio base euro 12.434 + diaria euro 4.003 + portaborse euro 4.676 + spese viaggio euro 1.331 + rimborso aggiornamento euro 258 + rimborso telefono euro 345 + quota mensile di liquitazione euro 829

TELEFONO
STADI
CINEMA
TEATRO
FRANCOBOLLI
VIAGGI TRENO E AEREO
SALE VIP AEROPORTI
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE
CORSO LINGUA STRANIERA
COMPUTER
PISCINE E PALESTRE
VIAGGI ESTERO MULTIMILIONARI
AEREO DI STATO
USO DI PREFETTURE ED AMBASCIATE
CLINICHE
RIMBORSO SPESE MEDICHE
ASSICURAZIONE INFORTUNI
ASSICURAZIONE IN CASO DI MORTE
BARBIERE
GIORNALI
RISTORANTE
AUTO BLU CON AUTISTA
PENSIONE
(Per ogni legislatura superiore ai 30 mesi)

GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
GRATIS
€ 3.108 al mese*

INDENNITA’ DI CARICA (da 600 a oltre 6.000 € mensili per indennità di carica).
200 milioni di euro è stato il rimborso spese elettorali ai partiti solo nel 2006.
25 mila € ogni anno se fondano un giornaletto.

-Gli ex-Presidente camera dei deputati per tutta la vita avranno un ufficio gratuito a Roma, l’ auto blu ed una scorta sempre al loro servizio. Un deputato viaggerà gratis per tutta la vita su treni, aerei, navi e autostrade.

VENETI,MANDIAMOLI A CASA! 

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Gen 11 2008

Presentazione

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Benvento nell’area iniziative del sito della Liga Veneta Repubblica.

In questa sezione verranno inserite le numerose iniziative intraprese dal movimento, le proposte riguardo a temi di attualità veneta, di salvaguardia valori e tipicità venete.

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